Capodanno a Barcellona, tra colori, musica e strane lattine.



Cosa fare a Capodanno? So che siete raggelati solo leggendo queste parole. - Cosa fare a Capodanno - è un dubbio atavico che ci riporta alla memoria i peggiori traumi della nostra vita, tutte quelle opzioni che da bambini ci venivano imposte tra il dover scegliere quasi obbligatoriamente in una lista di incognite.

Sapendo questo, nell’ormai lontano gennaio 2019 abbiamo impostato un promemoria per il 1° agosto che recitava, “Prenotare viaggio Capodanno”: volevamo viaggiare e fuggire da tutto, ci eravamo ripromessi di mangiare le lenticchie in un'altra parte del mondo, ma non volevamo sentire freddo, volevamo rimanere in Europa e volevamo arricchirci interiormente. La risposta era chiara: Barcellona ci stava aspettando.


La città di Gaudí, con le sue architetture particolari, la colorita movida, i tanti siti di importanza culturale era la scelta più logica, abbiamo quindi prenotato 4 notti in un piccolo hotel ai margini tra Barceloneta, il quartiere della vacanza estiva a Barcellona per eccellenza, e il Barrio Gotico, quartiere centrale, storico e caratteristico che costeggia la Rambla, meta del turismo invernale a Barcellona, prenotato gli aerei e la “Hola Barcelona Card” per i mezzi pubblici: tutto era pronto.

Giorno 1


A Fiumicino eravamo eccitati: una nuova avventura stava iniziando. Un comodo volo comodo ci avrebbe fatto arrivare a Barcellona per le 17, e per le 18 saremmo stati in città.

Così è stato, nonostante qualche difficoltà nel convalidare la Hola BCN card e qualche scambio di troppo nella gigantesca rete dei trasporti pubblici di Barcellona.


Dopo aver lasciato le borse nel nostro delizioso hotel, ci siamo subito buttati nel cuore della città: attraversata la strada ci siamo fatti assorbire

dall’esplorazione del Barrio Gotico fino ad arrivare alla Rambla Vicoli gotici pieni di vita e locali alla moda ci hanno rapito; ci siamo fermati ad ammirare un’installazione sulla bellezza dei ricordi del Natale passato nella Piazza del Municipio quel tanto che basta per farci venire una gran fame, ma un locale nelle vicinanze ci è venuto in soccorso, il Bunsen, un ristorante dal mobilio agghiacciante e con un menù talmente ricco da poter

essere scritto direttamente sul suo biglietto da visita, tanto che era proprio così, non c’è stata difficolta nello scegliere tra le due sole pietanze disponibili: hamburger e cheeseburger. Dobbiamo dire che i panini erano veramente molto buoni, peccato che il locale oggi abbia chiuso, rimarrà nei nostri cuori.


Sulla strada di ritorno verso l’hotel siamo passati davanti a tanti localini che vendevano cocktail, e ci siamo fatti tentare: erano tutti pieni, ed evidentemente un ragazzo che faceva il “butta dentro” di un locale della piazza deve aver notato la nostra momentanea tristezza, decidendo così di tentarci con un menù alcolico di fattura Brasiliana. Generalmente non avrei accettato l’invito di un “butta dentro”, di solito sono trappole per turisti da evitare con tutte le forze, ma nel contesto, e dopo aver analizzato a fondo il menù, abbiamo accettato.

Il Berimbau non era brutto, ed i cocktail erano effettivamente buoni e particolari, anche se occupavano metà bicchiere. Ma, poco male! Ci siamo tolti la voglia. Dopo un'altra passeggiata tra i vicoli e sulla Rambla, stanchi siamo tornati al nostro hotel per riposarci in vista dell’impegnativa giornata che ci aspettava.

L’unica cosa che vogliamo segnalare è la curiosa usanza di alcuni cittadini locali che volevano a tutti i costi venderci delle lattine di dubbia natura, non erano particolarmente insistenti ma erano veramente in tanti con queste lattine… chissà perché?

Giorno 2


Dopo una buona colazione ci siamo lanciati fuori dall’hotel in cerca di nuove mirabolanti avventure.

Il programma di oggi è: vedere il Barrio Gotico, il Born e una delle case di Gaudí, magari visitarne una anche all’interno. Quindi eccoci in cammino: poco distante dal nostro hotel ci siamo imbattuti nella bellissima cattedrale di Barcellona dove ci siamo fermati per un paio di foto a lunga esposizione ed abbiamo visto un bel mercato d’antiquariato proprio nella piazza antistante.


In una delle vie che costeggia la cattedrale ci siamo imbattuti in una delle zone più instagrammate di Barcellona: il Ponte del vescovo. Si tratta di un ponte pedonale che sovrasta la via realizzato in un “falso Gotico” molto bello e molto fotografato.

Da lì ci siamo diretti poi verso la Rambla e il Mercato coperto più famoso di Barcellona, La Boqueria. Ma nelle vie gotiche del borgo ci siamo imbattuti in qualcosa che non ci aspettavamo: una piccola apertura tra i palazzi iniziava quella che sembrava una galleria di piccoli negozi di poco conto come tante che ci sono in ogni città, ma una volta all’interno, spinti dalla curiosità, ci siamo accorti che invece ci trovavamo nell’antro del nerd e del fantasy, la galleria Maldà. Una variegata quantità di piccoli negozietti a stampo gotico, fantasy e nerd. Sicuramente Harry Potter andava per la maggiore, ma ce ne era per tutti i gusti. È stata una gradita sorpresa che vi consigliamo di visitare.


Dopo aver pranzato con dell’ottimo prosciutto serrano alla Boqueria, siamo partiti per la tappa successiva, Passeig de Gràcia, la via dove sorgono le Case di Gaudí, Casa Batlló e casa Milà chiamata anche La Pedrera. Quindi siamo andati a prendere la metropolitana che in poche fermate ci ha portati a destinazione.


Passeig de Gràcia è una delle vie più famose ed importanti di Barcellona: strada estremamente larga dove sorgono i negozi per lo shopping di lusso ed i caffè più alla moda. Un’altra curiosità della via è che ci sono dei tratti del marciapiede che sono percorribili dalle automobili, quindi può capitare che mentre passeggiate con la telecamera in mano per fare un paio di riprese per il canale youtube, rischiate di essere investiti dagli automobilisti che tranquillamente scorrazzano sul marciapiede.

Ed eccole lì, in tutta la loro bellezza le case del visionario Gaudí: vi possiamo dire che colpiscono anche se immerse in una via con un’architettura generale ricercata. Gaudí ha creato qualcosa che riesce a sconvolgere ed a risaltare nonostante tutto.

Volevamo visitarle all’interno entrambe ma, dopo aver appurato che il biglietto di ingresso per le case era di 35€ a persona per Casa Batlló e 20€ a persona per La Pedrera, abbiamo deciso di lasciare Casa Batlló per la nostra prossima visita a Barcellona, magari come tappa di una crociera.

Siamo partiti così alla volta della Pedrera.

Dopo gli immancabili controlli di sicurezza, eccoci nel cortile interno della casa: una scalinata e le cancellate di ferro battuto ci fanno subito sentire in una foresta di cemento e acciaio. Gaudì diceva infatti, che tutto tornerà alla natura nell’architettura, perché non c’è niente di più efficiente, sintetico ed esteticamente aggraziato della natura. La sensazione in effetti è proprio quella di essere circondati dalla natura, anche se in realtà si tratta di cemento. Un ascensore ci ha portato direttamente sul tetto dove troneggiano le inconfondibili architetture del genio.

Ma la parte che ci ha colpito di più è stata il sotto tetto, allestito come museo sulla storia dell’artista: sembra di essere nel ventre di una balena, circondati da linee curve e sinuose che definiscono la particolare forma della casa come costole che sostengono la struttura.

Non stiamo qui a raccontarvi ogni particolare perché ci vorrebbe troppo tempo e sarebbe noioso, vi consigliamo di visitarla perché ne vale la pena.

Dopo la lunga visita alla casa ci siamo diretti al nostro hotel; era la vigilia di Capodanno, dopo poco si sarebbe stata la cena e la Fontana Magica di Plaça d’Espanya ci aspettava.


Capodanno 2020


Ora, ci era stato detto da alcuni esperti del turismo locale di Spagna, che il Capodanno a Barcellona non si sente molto e che i ristoranti sono aperti come di consueto senza troppe variazioni. Lasciate che vi diciamo che non è vero. Il Capodanno si sente, e anche tanto, e se non prenotate un ristorante per la cena del 31 dicembre rimarrete a secco, ed i prezzi dei menù non sono neanche particolarmente a buon mercato quindi organizzatevi. Noi siamo andati in un piccolo ristorantino poco distante da Plaça d’Espanya con un menù da 75€ a persona, discreto ma non entusiasmante.

Tornando indietro probabilmente avremmo optato per un tavolo in un ristorante all’Arenas, il centro commerciale che si affaccia proprio su Plaça d’Espanya anche se a qualche decina di euro in più.

Finita la cena, ci siamo uniti al serpentone di gente che andava in piazza, con in mano il nostro grappolo d’uva, che si dice in Spagna porti fortuna, un po’ come le nostre lenticchie: dopotutto, era meglio se avessimo buttato i chicchi d’uva nel primo bidone utile.

Eccoci finalmente arrivati: la piazza era gremita e lo spettacolo della fontana siamo sicuri fosse bellissimo, anche se in realtà non lo abbiamo visto perché troppo lontani, ma l’atmosfera era bella e divertente. Dopo essere usciti dalla scatola di sardine che era diventata la piazza, ci siamo piano piano diretti verso l’hotel, aspettando che le metro si liberassero quel tanto che basta a poterci salire. In realtà, era pieno di locali aperti che facevano festa, ma non ce la siamo sentita, forse avevamo qualche sensazione su cosa sarebbe stato quel 2020… quindi di sottecchi siamo andati a coricarci per la notte.

Giorno 3


Ecco il 1° gennaio 2020: la sensazione sgradevole della sera prima non era ancora passata, quindi abbiamo deciso di esorcizzare le nostre premonizioni dirigendoci verso la spiaggia, attraversando il quartiere marinaro di Barceloneta.

Da piccolo quartiere di pescatori, Barceloneta si è evoluto fino a diventare una zona cool della città, soprattutto in estate, piena di locali, spiagge dove prendere il sole, fare surf, e discoteche rinomate.

Qui si trova il famoso centro commerciale Mare Magnum, l’Acquario di Barcellona, mercatini di vario genere e molto altro.

Il primo giorno dell’anno sulle spiagge di Barcellona si possono anche ammirare artisti che fanno splendide sculture con la sabbia della spiaggia.

Dopo un pasto veloce al Burger King della Rambla, e dato è tutto chiuso il primo dell’anno a Barcellona, abbiamo deciso di tornare in Plaça d’Espanya per cercare un fantomatico mercatino di Natale e per visitare il centro commerciale Arenas.

Una particolarità: il centro commerciale Arenas è in realtà la ex arena per le corride di Barcellona, che fu convertita in centro commerciale dopo che la corrida fu abolita nella regione della Catalogna.

Il fantomatico mercatino di Natale non lo abbiamo trovato, ma Plaça d’Espanya era molto bella senza la folla della sera prima: l’imponente Palau Nazional che ne faceva da sfondo, e la piazza che non eravamo riusciti ad analizzare bene la sera prima aveva tutto un altro aspetto, anche con le torri veneziane.

Il centro commerciale Arenas è molto interessante: al centro, dove un tempo c’erano i tori oggi c’è uno spazio giochi interattivo per i bambini. Una rete di scale mobili porta gli ospiti fino alla terrazza dove ci sono molti ristoranti sofisticati e da qui è possibile ammirare la piazza in tutta la sua bellezza.

Per la serata avevamo in serbo qualcosa di speciale. All’entrata del barrio Gotico c’è un locale molto particolare, sembra una macelleria da fuori che però curiosamente offre anche del vino rosso al bancone; troverete un uomo grande e grosso davanti alla porta e una consistente fila per poter entrare: se vi mettete in fila, quando l’uomo grande e grosso vi fa un cenno, si aprirà la cella frigorifera di questa particolare macelleria e una volta entrati e superata la tenda, vi troverete in un particolarissimo locale tra i più interessanti di Barcellona.

Si chiama Paradiso, e il suo forte è la presentazione dei particolari cocktail

che propone a prezzi fuori mercato, dai 10€ ai 18€. L’atmosfera è molto particolare lo stile è indiscusso, la bellezza del locale vi farà sentire in una grotta fatata, ma forse un po' troppo popolata se valutiamo l’esclusività espressa dal locale; i cocktail comunque sono ottimi e sono tutta un’esperienza. Vi consigliamo di provarlo assolutamente. Dopo un’ultima passeggiata tra le vie del borgo gotico siamo tornati in hotel.

Giorno 4

2 gennaio 2020: finalmente Barcellona riapre e ci ha dato la possibilità di vedere tutti i monumenti che ci mancavano. Il programma prevede la Sagrada Familia e Parc Güell. Prenotiamo l’orario di ingresso alla Sagrada Familia verso l’ora di pranzo per trovare meno folla e la mattina la dedichiamo alla visita del quartiere del porto, alla statua di colombo che troneggia alla base della Rambla e ci prendiamo pure un bubble tea, sbirciamo qualche negozietto ed andiamo infine verso la Sagrada Familia.

La fila per entrare nella basilica è imponente ma scorre agilmente, infatti dopo poco siamo sulla facciata della basilica dedicata alla Natività. Da lontano non si riesce a notare la ricchezza di particolari che la compongono; la basilica della Sagrada Familia è un’opera ancora incompiuta, le facciate che noi conosciamo sono infatti quelle laterali, la facciata principale non è ancora stata costruita.

La basilica è dedicata ala vita di Gesù ed alla sua famiglia. Su un lato vediamo la Natività, orientata a levante (est) proprio per simboleggiare la nascita. E’ divisa in tre portali, dedicati alle virtù: la speranza a sinistra, la fede a destra, e la carità al centro, con la Porta di Gesù sovrastata dall'Albero della Vita. La cosa infatti che sconvolge, è proprio l’abbandono di Gaudí di qualsiasi esempio classico dell’architettura estetica cattolica. La Sagrada Familia non ha nulla di sontuoso o convenzionale. E’ un’opera di puro estro creativo dove è ovunque il riferimento alla natura, a volte lussureggiante e piena di vita, altre volte scarna e impietosa come posiamo vedere sulla facciata volta a ponente (ovest), facciata dedicata alla passione di Cristo, ispirata proprio ad un cadavere in decomposizione, si intuiscono infatti le ossa, i tendini, le linee lisce e gli angoli duri ed acuminati di certi scheletri.

All’interno della basilica invece si viene avvolti da luce e colori, le grandi vetrate colorate fanno sì che la luce della basilica cambi il suo colore a seconda della posizione del sole. Le colonne che sorreggono le tre navate sono ispirate agli alberi di una foresta.

Non ci aspettavamo un tale spettacolo e non eravamo preparati alle sensazioni che questa opera può suscitare. Non ci dilunghiamo, perché non siamo esperti d’arte, ma vi invitiamo a visitare la Sagrada Familia almeno una volta nella vita.

Il prezzo che abbiamo pagato noi per la visita con l’audioguida è di 26€ a persona.

Dopo l’entusiasmante visita alla Sagrada Familia, siamo partiti alla volta d Parc Güell, il parco progettato da Gaudí che troneggia su Barcellona. Per arrivare bisogna prendere varie metro ed un bus. Gran parte del parco è gratuito, essendo un parco pubblico cittadino, ma se volete vedere la terrazza e la scalinata progettate da Gaudí con il tipico pattern composto da ceramiche riciclate da bottiglie e vasellame dal nome di “Trencadís” dovrete pagare 10€ per il biglietto. Ne vale la pena, inoltre potrete anche prendere un costosissimo caffè allo squallido bar gestito da sud americani all’interno dell’area museo, ma fare la foto con il geco di Gaudí vi toglierà l’amaro in bocca lasciato dal caffè.

Dopo la visita all’area museo del parco, ci siamo arrampicati su per la collina del parco: se seguite tutti i sentieri in salita arriverete alla croce che sovrasta il parco, da lì potrete avere un’incredibile vista su Barcellona e godere di un meraviglioso tramonto.

Sia chiaro che noi non vi abbiamo consigliato di salire sulla base della croce popolata da ragazzi che si rilassano, tutti molto amichevoli. Sappiate però che una volta scesi, il bus dedicato a Parc Güell che vi porta diretti alla metro avrà fatto la sua ultima corsa e dovrete fare un paio di scambi in più con i pochi bus cittadini tra quelli rimasti.

Era notte, ed era il momento di andare a vedere la replica dello spettacolo della Fontana Magica che avevamo solo intravisto il 31 dicembre in Plaça d’Espanya.

Abbiamo fatto bene, lo spettacolo della Fontane con luci, colore e musica, è stato veramente molto bello.

Una volta finito lo spettacolo, e visto che eravamo lì e che avevamo un certo languorino, siamo andati a mangiare un piatto di tipicissimi Ramen nel ristorante giapponese nell’Arenas. Decisamente molto buono. Dopo questa piccola parentesi multiculturale, con chilometri percorsi e tante emozioni vissute, abbiamo deciso di tornare in hotel e riposare, visto che l’indomani avevamo il nostro volo per tornare in Italia.


Giorno 5


La sveglia ha suonato tutto sommato presto; il nostro volo era circa alle 15.30 e noi dovevamo ancora prendere souvenir e regalini. Colazione fatta, e subito ci siamo buttati nel quartiere Born dove abbiamo visto il Born centro Cultural, il centro della cultura e della memoria, antico mercato coperto dove oggi è possibile vedere degli scavi della Barcellona antica; c’è anche un museo all’interno ma noi non lo abbiamo visto.


Subito dopo siamo andati al mercato di Santa Caterina, il primo mercato coperto di Barcellona, secondo solo per fama dopo la Boqueria: una struttura interessante a livello architettonico, tanto che alcuni appassionati si recano lí solo per vederlo.


Poi un passaggio veloce al barrio Gotico, e si erano fatte le 12.00: abbiamo preso tutti i souvenir ed era il momento di andare in aeroporto, convinti che con un’oretta di viaggio saremmo stati in aeroporto e che avevamo il tempo di mangiare qualcosa nel terminal… ci sbagliavamo. Non avevamo fatto i conti con la linea della metropolitana e ferroviaria che, dopo vari scambi, tratti a piedi e caos di vario genere e livello, come banchine della metropolitana che, a distanza di pochi minuti, ospitavano treni con destinazioni differenti e misteriose che nessuno sapeva, neanche fossero le scale di Hogwarts a cui piace cambiare, siamo finalmente arrivati in aeroporto neanche 10 minuti prima della partenza del volo.


Dopo varie incertezze anche lì, quando solo in quelle situazioni ti rendi conto del numero eccessivo di vestiti e borse che portiamo in viaggio e quanto può essere difficile togliere la cintura mentre cerchi di slacciare l’orologio, eccoci al gate. Ultimi della fila e dopo una corsa di svariati chilometri e sovraccarichi di valige e in un bagno di sudore, siamo miracolosamente saliti sul nostro aereo.

Per quello che ho visto in corsa, devo dire che il terminal di Barcellona è molto bello, ma forse erano solo allucinazioni.

Ed è così che finisce il nostro viaggio per un Capodanno catalano: ci siamo completamente calati nella storia e nella cultura di Barcellona, con i suoi vicoli e con i suoi contrasti. Siamo stati rapiti da tutti i colori ed il calore di questa stupenda città.

Per concludere questo nostro racconto abbiamo scelto una citazione che forse rappresenta al meglio la Barcellona come l’abbiamo vissuta noi.

Città delle meraviglie, della modernità (architettura e disegno), della tradizione rivoluzionaria (‘rosa di fuoco’), dei bottegai, dei commercianti, degli artisti, degli scienziati, degli immigranti, di tutti quelli che amano lo sforzo, il lavoro, la creazione e, discretamente, la bella vita. (Valentí Gómez i Oliver)

Ed abbiamo scelto queste parole proprio perché Barcellona non ha una forma definita, non si può descrivere con poche parole, Barcellona è un turbinio, ti prende, ti strapazza un po' e ti restituisce un po' cambiato.


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